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Lo stoccafisso o baccalà

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Lo stoccafisso o baccalà

Messaggio Da Lo Zingaro il Mar Gen 18, 2011 11:50 pm

Bisogna risalire ai traffici del 1500 circa effettuati dalla Serenissima Repubblica di Venezia.
Nel 1431 Messer Pietro Quirini (la cui famiglia poi donò a Venezia una delle più grandi biblioteche al mondo, la “Quirini Stampalia” che adesso si trova in Piazzetta San Marco), partì da Candia-Creta (abitava in una isola vicina) dopo aver caricato di mercanzia la nave.
L’ equipaggio era di 62 marinai, e la nave doveva essere una cocca veneziana, che era lunga 26 metri, larga 8, ed il bordo libero era di 6 metri, con un pescaggio di 4,5 mt.
Era barca lenta, poco manovriera, non stringeva il vento (ci vollero 8 mesi per 5000 miglia) ma nonostante tutto era molto usata per i traffici marittimi essendo molto economica nella costruzione e gestione, al contrario della galea.
La cocca era nave tonda con un albero a vela quadra, ed a volte veniva armata una vela latina su un albero di mezzana.
I veneziani avevano copiato dalle navi nordiche, che avevano la pala del timone esterno a differenza delle navi della Serenissima che governavano con dei remi poppieri.
Il 25 aprile 1431 la nave di Messer Quirini partì da Creta alla volta delle Fiandre, carica di mercanzie da barattare e riportare a casa.
Arrivati a Cadice il 2 giugno, per errori del pilota del porto, ruppero il timone, entrò acqua in nave, riparazioni impreviste da effettuare.
Il 14 luglio riuscirono a ripartire, ma per le condìzioni avverse del vento e del mare, invece di seguire rotta per Nord, dovettero poggiare ed andare per Sud-Owest fino a circa le Canarie.
Ristabilitosi il tempo poterono rimettersi in rotta e puntare verso NNE per Lisbona, e vi giunsero il 29 di agosto.
Dopo riparazioni varie e rifornimenti di vettovaglie. Il 14 settembre la nave ripartì alla volta delle Fiandre, ma giunta tranquillamente nei pressi del Canale della Manica, causa mare e vento troppo impetuoso per la nave, dovettero fare dietrofront e ritornare nei propri passi.

Ma la furia del vento, la potenza del mare portarono la nave verso le isole Scilly , e qui iniziò il calvario della nave.

Furono sballottati per giorni governando male, si ruppero i timoni, andarono in bassi fondali strisciando sul fondo la nave, si riportarono al largo, strapparono le vele, anche quelle di rispetto, la nave iniziò a fare acqua, non riuscivano a sgottare la nave con le pompe, tagliarono gli alberi della nave per alleggerirla.
Stettero per tre giorni con l’ acqua ad altezza di petto sempre a sgottare, ad un certo punto la nave si ingavonò, si allagò, cominciò ad affondare.

L’ equipaggio mise a mare le scialuppe, e tra un grande caos e prepotenze varie, riuscirono ad imbarcarsi tutti sulle scialuppe, con pochi viveri, poca acqua, poca strumentazione.
Si trovarono così quasi allo sbando.
Nei giorni seguenti morivano circa due marinai ogni giorno.
Era il 17 dicembre quando abbandonarono la nave, vagarono per le acque dei mari del nord, furono spinti verso l’ Irlanda e poi ancora più a Nord.
A bordo finirono il cibo, finirono l’ acqua, alcuni marinai si dissetarono con acqua di mare, così dopo poco morirono.
All’ alba del 4 gennaio intravidero della costa, vi arrivarono il 14 gennaio.
Toccarono terra di un isolotto-scoglio deserto e lì vi rimasero fino a fine gennaio cibandosi di sole ostriche che rinvenivano e bevendo neve disciolta.
Nell’ atterraggio la scialuppa si sfondò perciò risultò inservibile per altre navigazioni.
Riuscirono a catturare un grosso pesce che cucinarono, fu la loro salvezza.
Da un isolotto distante qualche miglio, abitato da pescatori, videro il fumo dei naufraghi, ed i pescatori incuriositi andarono a controllare l’ isolotto.
Erano alle Lofoten, isola di Rost, nord della Norvegia.
Lì furono salvati dai locali pescatori, accuditi, sfamati e l’ equipaggio rimase lì per mesi, imparando le tecniche di pesca e conservazione del pesce.

E soprattutto Messer Quirini comprese l’ importanza della conservazione del pesce che poteva essere portato tranquillamente a bordo per lunghi viaggi.
Non dimentichiamo la grande problematica del vettovagliamento a bordo delle navi dell’ epoca.

Messer Quirini definì quel posto “culo mundi”, che però portò una ricchezza enorme dal commercio dello stoccafisso che i veneziani iniziarono per primi.
Oggi l’ isola di Rost ha 700 abitanti, e non sono tutti biondi.


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Re: Lo stoccafisso o baccalà

Messaggio Da bifrak il Mer Gen 19, 2011 2:30 pm

bravo e grazie

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